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Preparare esercizi con l'AI: cosa funziona, cosa no, e i prompt che uso

27 agosto 2026 · 9 min di lettura · Team Tutoro

L'AI ti fa risparmiare il 70% del tempo di preparazione su tre cose specifiche: generare varianti di un esercizio che hai già impostato, contestualizzare un problema perché smetta di sembrare un compito, e costruire schede graduate dal facile al difficile. Su queste è impressionante.

Su un'altra cosa è inaffidabile e va detto senza giri di parole: i risultati numerici e i passaggi di calcolo. Un modello linguistico produce un testo che sembra una soluzione corretta, il che è una cosa diversa dall'essere corretta. Se consegni una scheda senza aver verificato le soluzioni, prima o poi ti presenti in lezione con un esercizio impossibile.

La regola operativa è una sola: l'AI genera, tu verifichi. Con quella in testa, ecco cosa funziona, cosa no, e i prompt da copiare. (Alcuni strumenti, Tutoro incluso, integrano l'AI già dentro la scheda dello studente: aiuta, ma la regola non cambia.)

Cosa funziona e cosa no

CompitoAffidabilitàTempo risparmiato
Varianti di un esercizio già impostatoaltamolto
Testi di problemi contestualizzatialtamolto
Schede graduate per difficoltàaltamolto
Riassunti e mappe di un argomentoaltamedio
Spiegazioni alternative dello stesso concettoaltamedio
Domande di verifica oralealtamedio
Correzione di un testo scrittomediamedio
Risultati numerici e soluzionibassanullo, va rifatto
Dimostrazioni formalibassanullo
Riferimenti a pagine di un libro specificomolto bassase li inventa

L'ultima riga merita attenzione: se chiedi "gli esercizi 12-18 di pagina 214 del Bergamini", l'AI ti risponderà con sicurezza inventando tutto. Non ha il tuo libro.

L'anatomia di un buon prompt

Un prompt vago produce esercizi da libro di testo generico. Un prompt buono ha cinque elementi, e ci metti trenta secondi in più a scriverlo:

  1. Il contesto didattico — classe, indirizzo, momento dell'anno.
  2. Il punto esatto di difficoltà — non "le equazioni", ma "sbaglia i segni quando sposta i termini".
  3. Il vincolo di difficoltà — cosa deve saper fare e cosa non ha ancora visto.
  4. La quantità e la gradualità — quanti esercizi, in che ordine.
  5. Il formato — con o senza soluzioni, con o senza suggerimenti, pronto da stampare.

Il secondo è quello che fa la differenza tra una scheda utile e una scheda qualunque. L'AI non sa cosa non funziona nel tuo studente: glielo devi dire tu, ed è esattamente l'informazione che hai raccolto nei primi venti minuti della prima lezione.


I sei prompt che uso

1. Varianti di un esercizio che funziona

Il prompt con il rapporto tempo/valore migliore in assoluto. Parti da un esercizio che sai essere del livello giusto e ne ottieni dieci gemelli.

Ti do un esercizio che uso con uno studente di 3ª liceo scientifico.
Generane 8 varianti dello stesso identico tipo e livello,
cambiando solo i numeri, e mantenendo:
- lo stesso numero di passaggi
- coefficienti che restano interi o frazioni semplici
- soluzioni "pulite" (interi o frazioni con denominatore piccolo)

Esercizio di partenza: [incolla qui]

Formato: prima le 8 consegne numerate, poi in fondo,
separata, la lista delle sole soluzioni.

Le due richieste chiave sono "coefficienti interi" e "soluzioni pulite": senza, l'AI genera numeri che portano a radicali improbabili e l'esercizio diventa un supplizio di calcolo invece che un esercizio sul metodo.

2. La scheda graduata

Prepara una scheda di 10 esercizi su [argomento]
per uno studente di [classe] che [descrizione della difficoltà].

Ordina gli esercizi in difficoltà crescente:
- i primi 3 devono essere quasi banali, per sbloccarlo
- i successivi 4 al livello della verifica
- gli ultimi 3 leggermente sopra

Per ogni esercizio indica tra parentesi cosa mette alla prova.
Non usare argomenti che non ha ancora visto: si è fermato a [argomento].
Metti le soluzioni in fondo, non accanto agli esercizi.

I primi tre esercizi facili non sono una gentilezza: uno studente che parte sbagliando chiude la scheda dopo cinque minuti.

3. Il problema contestualizzato

Per lo studente convinto che la matematica non serva a niente.

Riscrivi questo esercizio come un problema realistico
ambientato in una situazione che interessa a un sedicenne
(sport, musica, videogiochi, soldi, social).

Vincoli:
- la matematica sottostante deve restare identica
- il testo deve stare in 4 righe
- niente forzature imbarazzanti, deve suonare plausibile

Esercizio: [incolla qui]
Dammi 3 versioni con contesti diversi.

4. Esercizi mirati su un errore specifico

Il più utile in assoluto, e quello che quasi nessuno pensa di chiedere.

Uno studente di 2ª superiore commette sistematicamente
questo errore: [descrivi l'errore esatto, es. "quando semplifica
una frazione algebrica semplifica termini che sono addendi
e non fattori"].

Preparami 6 esercizi costruiti apposta perché quell'errore,
se lo commette, produca un risultato palesemente assurdo
e quindi se ne accorga da solo.

Aggiungi per ciascuno una riga di "controllo rapido"
che gli permetta di verificare da sé se è caduto nella trappola.

L'autoverifica è il vero obiettivo: uno studente che si accorge dell'errore da solo ha fatto un passo che nessuna spiegazione produce.

5. La verifica simulata

Costruisci una simulazione di verifica su [argomenti],
per una 4ª [indirizzo], della durata di 60 minuti.

Struttura: 4 esercizi di difficoltà crescente,
con punteggio indicato per ciascuno, totale 10 punti.
Livello: verifica standard di scuola pubblica, non olimpiadi.

Dammi anche una griglia di valutazione con i punteggi parziali
per ogni passaggio, così posso correggere in modo trasparente.

La griglia di valutazione è la parte che ti fa risparmiare più tempo dopo: correggere con i punteggi parziali già scritti è tre volte più veloce.

6. La spiegazione alternativa

Quando hai spiegato la stessa cosa due volte e non è passata.

Ho spiegato [concetto] a uno studente di [classe]
usando [il tuo approccio abituale], e non è passato.

Dammi 3 spiegazioni alternative completamente diverse tra loro:
una visiva/geometrica, una con un'analogia concreta della vita
quotidiana, una operativa basata su una procedura passo-passo.

Massimo 6 righe ciascuna, linguaggio da sedicenne, niente formalismi.

Gli errori che l'AI fa più spesso

ErroreCome si riconosce
Soluzione sbagliata ma scritta con sicurezzai conti non tornano se rifai il passaggio finale
Esercizio impossibile o senza soluzione realeil discriminante viene negativo dove non dovrebbe
Numeri orrendicompaiono radicali o frazioni con denominatori a tre cifre
Livello sbagliatousa strumenti che lo studente non ha ancora visto
Riferimenti inventaticita pagine, autori o edizioni che non esistono
Consegne ambiguel'esercizio si può interpretare in due modi
Tutti gli esercizi ugualiotto varianti che sono lo stesso esercizio

Come verificare in trenta secondi

Non serve rifare tutto. Tre controlli coprono la quasi totalità dei problemi:

  1. Risolvi mentalmente il primo e l'ultimo della scheda. Se quelli tornano, in mezzo di solito è a posto.
  2. Guarda le soluzioni: se ce n'è una con numeri brutti, quell'esercizio è sbagliato o mal calibrato. Buttalo.
  3. Leggi le consegne ad alta voce. Le ambiguità si sentono, non si vedono.

E una regola che vale sempre: la prima volta che usi una scheda nuova, falla in lezione con lo studente, non assegnarla come compito. Se c'è un problema te ne accorgi tu, invece di scoprirlo da un ragazzo che ha passato un'ora a sbattere contro un esercizio impossibile.

Cosa non delegare mai

Privacy: la regola che non si negozia

Non scrivere mai il nome dello studente, la scuola, la classe precisa o dettagli identificativi in un chatbot generico. Stai trattando dati personali di un minore, e ci sono responsabilità concrete.

Il modo corretto è scrivere "uno studente di 3ª liceo scientifico che sbaglia i segni": all'AI serve solo il profilo didattico, non l'identità. Stessa cosa per le foto dei compiti: se contengono nome e cognome sul quaderno, coprili.

Se invece usi uno strumento pensato per la didattica, verifica dove stanno i server, che ci sia un'informativa seria e che i dati non finiscano in un addestramento.

Su Tutoro l'AI lavora dentro la scheda dello studente: conosce argomenti svolti, errori ricorrenti e livello, quindi il prompt lungo di questa guida non devi scriverlo — genera esercizi calibrati con un clic, prepara la lezione e corregge i compiti da una foto. Il piano Basic include AI Esercizi ed è gratuito per sempre fino a 4 studenti.

Il salto di qualità: dall'AI generica all'AI che conosce lo studente

Il limite di un chatbot generico è che ogni volta riparte da zero. Devi ricordargli chi è lo studente, cosa avete fatto, dove si blocca — e se non lo fai bene, ottieni esercizi da libro di testo qualsiasi.

Un'AI integrata nel tuo gestionale parte già informata: sa che Marco è in quarta, che avete fatto le disequazioni fratte la settimana scorsa, che i segni sono il suo punto debole da ottobre. La differenza non è la qualità del modello: è il contesto che non devi riscrivere ogni volta.

È lo stesso principio delle note di fine lezione di cui parliamo in Come organizzare le lezioni private: il valore non sta nel singolo appunto, sta nel fatto che a marzo il contesto è ancora lì.

In sintesi

Usa l'AI per moltiplicare quello che hai già impostato bene — varianti, gradualità, contestualizzazione, spiegazioni alternative — e mai come fonte di verità sui risultati. Scrivi prompt che contengano il problema specifico dello studente, non l'argomento generico. Verifica il primo e l'ultimo esercizio, butta quelli con numeri brutti, e prova le schede nuove in lezione prima di assegnarle.

Fatto così, il tempo di preparazione crolla e la qualità sale, perché smetti di dare a tutti la stessa fotocopia.

Per il resto degli strumenti, il confronto onesto è in Excel, agenda o gestionale?. Oppure prova Tutoro gratis e lascia che l'AI parta già sapendo con chi ha a che fare.